Nessuno spazio è considerato marginale: dai corridoi ai bagni, ogni scelta è sorretta da un pensiero pedagogico;
Lo spazio prende forma attraverso una molteplicità di livelli e linguaggi che s’intrecciano per renderlo “accessibile” a tutti: fotografie, immagini, frasi semplici, citazioni più complesse. Il tutto per renderlo “leggibile” dai bambini, dagli adulti, dagli esperti del settore.
Spazi connotati e decodificabili: supporti visivi e iconografici possono aiutare il bambino a muoversi in autonomia fra i contesti, rintracciare materiali, ricollocare il materiale in autonomia dopo averlo utilizzato, rendendolo protagonista del proprio agire all’interno dello spazio;
Varietà dei contesti e dei materiali. Non c’è fissità nell’organizzazione degli spazi. Ogni ambiente, sezione, classe offre un assemblaggio di esperienze fra le quali il bambino può muoversi: spazio simbolico, costruttività, narrazione, polisensorialità, spazi intimi come tane, angoli morbidi, spazi esterni…;
Spazi per gli adulti: pareti e ambienti che ci parlano non solo dei bambini ma degli adulti che vivono in quell’ambiente. Ricerche delle insegnanti, esperienze dove vengono coinvolte le famiglie;
Spazi non troppo ampi e dispersivi. I bambini non hanno bisogno di grandi spazi, ma di “ambienti su misura” che gli offrano la possibilità di muoversi in autonomia, percepire gli stimoli, interagire con i materiali, ri-leggere e ri-organizzare le esperienze. Spazi che consentano esperienze in piccolo e grande gruppo;
Quantità dei materiali da proporre: il materiale deve essere in quantità sufficiente per consentire interazioni, assemblaggi, progettualità da parte dei bambini ma non deve rendere l’ambiente caotico e disorganizzato. Attenzione alla qualità e non alla quantità (intesa come abbondanza);
Spazi flessibili e modificabili nel tempo: i bisogni, le competenze, gli interessi, evolvono seguendo tempi brevi e migrazioni imprevedibili. Lo spazio deve potersi rinnovare, deve essere malleabile, in modo che i bambini possano modificarlo sia da soli sia esprimendo il desiderio di farlo all’adulto;
Stimolazioni eccessive e gradevolezza estetica: colori troppo intesti, suoni di sottofondo possono tradursi in distrazioni visive e acustiche che impoveriscono la qualità delle esperienze che il bambino può vivere in quell’ambiente fungendo da “distrattori”. Meglio scegliere tonalità, sfumature, moderate con una varietà di stimoli calibrata, in modo che ognuno possa ricercare uno spazio gradevole nel quale scoprire le proprie preferenze;
Spazi fruibili ma sicuri: i materiali, i contesti che i bambini possono sperimentare in autonomia devono essere accessibili ai bambini (a portata di bambino). Tutto ciò che il bambino, invece, può o deve esplorare con l’adulto o in contesti privilegiati (es. piccolo gruppo) deve essere in qualche modo “mediato” dallo spazio (su un ripiano più alto, dentro una scatola trasparente chiusa) ma riconoscibile dal bambino in modo che egli possa esprimere il desiderio di cimentarsi con quel materiale;
Ambienti affettivamente carichi: devono conservare le tracce degli “attraversamenti” dei bambini, accogliere le loro storie, rispondere ai loro bisogni, a quelli delle loro famiglie e delle loro insegnanti;
Materiali organizzati e selezionati precedentemente dalle educatrici: chiarezza espositiva e coerenza. Nulla deve essere lasciato al caso.
Fascino e stupore: lo spazio, i materiali, devono affascinare i bambini, coltivare il loro desiderio di esplorazione, sollecitare la loro curiosità, suscitare in loro stupore, favorire le interazioni;
Materiali de-strutturati e di riciclo: aprono la strada ad una molteplicità e varietà di percorsi, d’interazioni, di esplorazioni, di connessioni lasciando il bambino libero di scoprire, sperimentare, ricercare. No ai materiali che prevedono un’unica modalità esplorativa;
Polisensorialità: dei materiali, delle esperienze, dei contesti, dei luoghi. È la caratteristica che mette in moto i processi di apprendimento rendendo le esperienze dei bambini ricche e significative per la loro crescita.
A questo proposito rievoco Bruno Munari, che ci ricorda come:

“Tutti gli umani al momento della nascita, sono forniti di un apparato plurisensoriale, per natura. Col passare degli anni, gran parte di questo apparto viene atrofizzato perché l’individuo, per lo sviluppo della conoscenza, dà la prevalenza alla logica e alla letteratura. Occorre attivare di nuovo questo apparato che ci fa conoscere scale di valore tattili, sonori, termici, materici, di durezza e di morbidezza, di ruvidità e di levigatezza, di impenetrabilità, di equilibrio e di staticità, di leggerezza e di pesantezza, di fragilità e solidità… tutti valori che spiegati a parole diventano argomenti complicatissimi e quasi incomprensibili” (Munari, 1985).

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